Scienza/Ambiente

Gli ulivi pugliesi alle prese con un “fastidioso” batterio

Foto F. Pannaci Trigona

Il comparto olivicolo è un settore chiave dell’agroalimentare pugliese. Basti pensare che la Puglia, con oltre 377.000 ettari di uliveto, detiene il primato nazionale nella produzione di olio circa il 35 % (dati Istat 2011/2012). Nel 2013 qualcosa sta cambiando, si assiste al deperimento misterioso di alcune piante di olivo. Il fenomeno fu segnalato alle autorità competenti, che grazie a tecnici molto qualificati, analizzarono la situazione al microscopio arrivando ad identificare la causa che affliggeva talli arbusti. Analisi microbiologiche dimostrarono la presenza di un batterio quale causa di un’importante e distruttiva epidemia olivicola. Il suo nome è “Xylella fastidiosa”. Lo scenario risulta essere molto inquietante, migliaia di colossi sdradicati perché non si trova una cura adatta a contrastare tale batterio. Non si sa come sia sbucata in Italia. Con i traffici commerciali è possibile che un microrganismo possa essere trasportato oltremare mentre tutti sono ignari. La pista investigativa ha poi negli anni successivi portato al Costa Rica, perché la “Xylella” analizzata ha un profilo genetico che appartiene a quello della sottospecie “pauca”, proveniente proprio da lì, a quanto pare arrivata tramite una pianta da caffè. Successivamente si è identificato anche il vettore: la sputacchina media (Philaenus spumarius), ordine “Rhynchota”. Al momento la diffusione della malattia è localizzata in una determinata zona della Puglia e forse per questo che si è pensato di utilizzare il più drastico dei metodi per evitare una sua più ampia diffusione, l’eradicazione. Altre misure applicate e efficaci solo in parte sono interventi agronomici quali arature, potature regolari, falciature, ecc.. ed un “piano di controllo degli insetti vettori e potenziali vettori mediante l’applicazione di insetticidi sistemici sull’intero ecosistema agrario. Ad opporsi, contro l’accanimento rivolto a questi alberi sono alcuni gruppi di agricoltori, ed i responsabili dei parchi naturali. Intanto il tempo passa e la situazione si fa sempre più caotica nei comunicati: ora eradicare, ora solo trattare, ora estirpare di nuovo, ora lasciar stare. Giustamente i coltivatori locali si spazientiscono dopo tanti allarmismi. Ma arrivati al 2015, il Corpo Forestale purtroppo arriva a definire la situazione come fuori controllo. Ma siamo sicuri che l’estirpazione o abbattimenti di questi ulivi sia l’unica soluzione? Perché non concentrarsi più su come combattere il batterio stesso e il suo vettore? Per il momento queste restano domande senza risposta concreta.

Demetrio Ieracitano

29 Aprile 2015


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Demetrio Ieracitano

Agronomo iscritto presso l'Ordine dei dottori Agronomi e dottori Forestali di Reggio Calabria, specializzato in agronomia, è docente di Chimica agraria presso gli istituti di istruzione superiore.

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